Psiche e materia
Scrive Giuseppe Tratteur, che negli anni Trenta ancora non c'era la piena convinzione della fisicità del mondo mentale, e
la mente, la psiche erano concepite così come erano esperite: extracorporee, immateriali. Oggi iniziamo a concepirle in quanto vengono osservate dall'esterno e descritte in terza persona, e benché i progressi siano lentissimi e quindi aperti, tuttavia sono da escludersi interventi o interazioni della psiche con la materia. Non potendo eliminare lo psichico - ciò che peraltro alcuni autori, come Dennett, propongono -, dato che ognuno di noi sa incorreggibilmente di esserci, non si vede altra via per conciliare i due modi di conoscenza: in prima persona o soggettiva e in terza persona, scientifica o oggettiva (1).Il problema è bene espresso: come conciliare l'ambito soggettivo con quello oggettivo?
Tuttavia, se si riduce la prima persona alla terza persona, non si perde proprio ciò che è maggiormente peculiare e caratteristico dell'ambito soggettivo?
E possiamo concludere così rapidamente che "sono da escludersi interventi o interazioni della psiche con la materia" se pensiamo a tutta la critica epistemologica al realismo che ha attraversato il XX secolo?
(1) G. Tratteur, Nota editoriale a W. Pauli, Psiche e natura, Adelphi 2006, p. 19.