giovedì 7 dicembre 2006

Rigore

A differenza di quanto accade nelle scienze, il rigore del pensiero non consiste semplicemente nell'esattezza artificiale, cioè tecnico-teorica, dei concetti. Esso riposa nel fatto che il dire rimane puramente nell'elemento della verità dell'essere, e lascia dominare ciò che, nelle sue molteplici dimensioni, è il semplice.

M. Heidegger, Lettera sull'umanesimo, Adelphi 1997 (1976), p. 34.

mercoledì 6 dicembre 2006

Modus ponens

Il rigore scientifico si basa sulla possibilità di realizzare dimostrazioni di tipo matematico. Le dimostrazioni matematiche, a loro volta, in linea di principio possono essere ricondotte a dimostrazioni della logica formale. Un sistema formale ha bisogno di regole di deduzione.

Una delle regole di deduzione più diffuse è il cosiddetto modus ponens: da A, e da A implica B, segue direttamente B. In simboli:

A
A->B
-------
B

Possiamo, tuttavia, chiederci: su cosa si basa il modus ponens?

[Il modus ponens] da un punto di vista intuitivo sembra essere una regola di deduzione ragionevole. Questa regola corrisponde ad uno dei modi comuni di sviluppare un argomento nel linguaggio di tutti i giorni (1).
E ancora si può aggiungere:
Per quanto i matematici aspirino a tener completamente fuori dai propri sistemi l'intuizione, che non viene considerata affidabile, le intuizioni di base penetrano ovunque; la stessa logica è basata sull'intuizione [...] (2).
(1) A.G. Hamilton, Logic for Mathematicians, Cambridge University Press 1989, p. 29.
(2) R. Trudeau, La rivoluzione non euclidea, Bollati Boringhieri 1991 (1987), p. 24.

martedì 5 dicembre 2006

Psiche e materia

Scrive Giuseppe Tratteur, che negli anni Trenta ancora non c'era la piena convinzione della fisicità del mondo mentale, e

la mente, la psiche erano concepite così come erano esperite: extracorporee, immateriali. Oggi iniziamo a concepirle in quanto vengono osservate dall'esterno e descritte in terza persona, e benché i progressi siano lentissimi e quindi aperti, tuttavia sono da escludersi interventi o interazioni della psiche con la materia. Non potendo eliminare lo psichico - ciò che peraltro alcuni autori, come Dennett, propongono -, dato che ognuno di noi sa incorreggibilmente di esserci, non si vede altra via per conciliare i due modi di conoscenza: in prima persona o soggettiva e in terza persona, scientifica o oggettiva (1).
Il problema è bene espresso: come conciliare l'ambito soggettivo con quello oggettivo?
Tuttavia, se si riduce la prima persona alla terza persona, non si perde proprio ciò che è maggiormente peculiare e caratteristico dell'ambito soggettivo?
E possiamo concludere così rapidamente che "sono da escludersi interventi o interazioni della psiche con la materia" se pensiamo a tutta la critica epistemologica al realismo che ha attraversato il XX secolo?

(1) G. Tratteur, Nota editoriale a W. Pauli, Psiche e natura, Adelphi 2006, p. 19.

lunedì 4 dicembre 2006

Archetipi

La teoria secondo cui la materia è costituita di particelle, ad esempio, è basata su un'immagine archetipica. Anche l'energia è un'immagine archetipica, un concetto intuitivo a sfondo archetipico. Non è possibile studiare la materia senza fare ipotesi del genere, cioè che esiste qualcosa come l'energia, qualcosa come le particelle, qualcosa come la materia stessa. [...]

Esiste dunque, tanto nelle scienze naturali quanto nei rapporti interpersonali, un problema di proiezione. Anche le forme più rigorose e avanzate della scienza attuale sono basate su proiezioni. Il progresso scientifico è la sostituzione di una proiezione primitiva con una più adeguata. [...]

Il famoso fisico Wolfgang Pauli era solito dimostrare fino a che punto la fisica moderna sia radicata nelle idee archetipiche. L'idea di causalità, così come l'ha formulata Descartes, ha certo contribuito a far progredire enormemente le ricerche sulla luce, sui fenomeni biologici, e in molti altri campi; ma quella stessa idea che fa avanzare il sapere può diventare la sua prigione.

M.-L. Von Franz, Alchimia , Boringhieri 1984 (1980), pp. 23, 26.

domenica 3 dicembre 2006

Energia

C'è un fatto, o se desiderate, una legge, che governa tutti i fenomeni naturali conosciuti. Non c'è nessuna eccezione a questa legge - almeno per quanto ne sappiamo. La legge è chiamata conservazione dell'energia. Secondo questa legge c'è una certa quantità, che chiamiamo energia, che non cambia durante i vari mutamenti che attraversano il mondo naturale. Questo è un concetto estremamente astratto, poiché è un principio matematico; esso afferma che c'è una quantità numerica che non cambia quando qualcosa accade. Non è la descrizione di un meccanismo, o di qualcosa di concreto; è solo uno strano fatto, secondo il quale noi possiamo calcolare qualche numero, e quando finiamo di osservare la natura che fa i suoi trucchi e calcoliamo il numero di nuovo, il numero è lo stesso. [...]
E' importante rendersi conto che nell'ambito della fisica attuale, non abbiamo nessuna idea di cosa l'energia sia. Non abbiamo un modello formato da piccoli pacchetti che trasportano una quantità di energia ben definita. Non funzionano così le cose. Invece ci sono formule per calcolare alcune quantità numeriche, e quando sommiamo tutte queste quantità insieme il risultato è "28" - sempre lo stesso numero. E' qualcosa di astratto, che non ci rivela il meccanismo o le ragioni per cui le varie formule funzionano.

R.P. Feynman, R.B. Leighton and M. Sands, The Feynman's Lectures on Physics, Addison-Wesley 1977 (1963), pp. 4-1, 4-2.

sabato 2 dicembre 2006

Scienza e oggettività

Seguendo Kant, si può considerare "oggettiva" una proposizione che può essere controllata intersoggettivamente; mentre il termine "soggettivo" si applica ai nostri sentimenti di convinzione.

Popper sostiene che le proposizioni scientifiche devono essere oggettive; non nel senso di essere completamente giustificabili e verificabili, ma nel senso, appunto, che possono essere sottoposte a controlli. Al contrario

un'esperienza soggettiva, o un sentimento di convinzione non può mai giusticare un'asserzione scientifica, e che all'interno della scienza tale sentimento non può avere parte alcuna, se non come oggetto di ricerca empirica (psicologica). Per quanto intenso sia, un sentimento di convinzione non può mai giustificare un'asserzione. Di conseguenza posso essere profondamente convinto della verità di un'asserzione, posso essere sicuro dell'evidenza delle mie percezioni; posso addirittura essere sommerso dall'intensità della mia esperienza: qualsiasi dubbio può sembrarmi assurdo. Ma può un'asserzione qualsiasi essere giustificata dal fatto che Karl R. Popper è profondamente convinto della sua verità? La risposta è "no"; e qualsiasi altra risposta sarebbe incompatibile con l'idea di oggettività scientifica. Neanche il fatto, per me così saldamente acquisito, che sto provando questo sentimento di convinzione, può comparire nel campo della scienza oggettiva se non sotto forma di ipotesi psicologia la quale, naturalmente, richiede un controllo intersoggettivo (1).
Ma come può lo stesso Karl R. Popper giustificare la propria convinzione rispetto a ciò che ha scritto? Come possiamo riconoscere un controllo intersoggettivo, se non comunque accettando il fatto di essere convinti di ciò che leggiamo o ascoltiamo da altri?
Alla base di ogni controllo intersoggettivo sembra esserci sempre un'accettazione personale a priori.
Se la scienza è un'attività umana, è possibile eliminare completamente da essa l'aspetto soggettivo?

(1) K.R. Popper, Logica della scoperta scientifica, Einaudi 1970 (1934), p. 29.

venerdì 1 dicembre 2006

Scienza e realtà

La scienza ci dice qualcosa sulla realtà del mondo?
Il problema è complesso, ed uno dei nodi problematici è efficacemente espresso da Einstein in una lettera a Schrödinger del 1935:

la vera difficoltà sta nel fatto che la fisica è un tipo di metafisica; la fisica descrive "la realtà". Ma noi non sappiamo cosa sia "la realtà", se non attraverso la descrizione fisica che ne diamo di essa (1).
(1) Citato in V. Allori, M. Dorato, F. Laudisa e N. Zanghì, La natura delle cose, Carocci 2005, p. 13.